Il nostro ESSERE insegnanti ci impone quotidianamente delle scelte, scelte didattiche ed educative mirate a promuovere lo sviluppo globale e armonico dell’alunno, tenendo conto dei suoi bisogni, delle sue potenzialità e delle diverse modalità di apprendimento. Non possiamo trasmettere contenuti o limitarci a raggiungere traguardi stabiliti a monte ma.. nostra più grande ambizione è progettare percorsi che favoriscono un apprendimento attivo, inclusivo e significativo, adattando metodi e strategie ai diversi stili cognitivi, puntando a costruire competenze, autonomia e capacità critica. Da qui la domanda che ci siamo poste è: qual è lo strumento dal linguaggio universale che arriva a tutti, senza bisogno di parole, che supera barriere culturali, linguistiche e personali, permettendo a ciascuno di sentirsi parte di un’esperienza condivisa? Qual è il ponte che tutto connette? LA MUSICA!
La musica accompagna l’essere umano fin dai primi istanti di vita e, nell’infanzia, assume un ruolo centrale nello sviluppo globale del bambino; è un potente strumento educativo capace di influenzare in modo significativo i processi cognitivi, emotivi e relazionali. Il contatto precoce con suoni, ritmo e canto favorisce l’apprendimento, stimola la creatività e rafforza le competenze comunicative, attiva diverse aree cerebrali, contribuendo alla regolazione emotiva e al benessere psicologico. L’esperienza musicale si configura come un linguaggio universale attraverso cui il bambino può esprimere sé stesso, costruire relazioni e dare significato alle proprie emozioni.
Così, nel cuore della scuola dell’infanzia di via Coriolano è nato qualcosa di speciale, un piccolo grande progetto capace di lasciare un segno profondo: “Emmetre” del maestro Francesco Tritto. Protagonisti sono stati i bambini delle tre sezioni che con la loro spontaneità e meraviglia hanno intrapreso un viaggio fatto non solo di note, ma di ascolto, condivisione e crescita.
Per i bambini di tre anni, la musica ha rappresentato un canale privilegiato di scoperta e di comunicazione non verbale. In questa fase evolutiva, infatti, il corpo è il primo strumento di relazione con il mondo: battere le mani, muoversi a ritmo, imitare suoni e gesti ha permesso loro di partecipare attivamente, rafforzando al contempo la coordinazione motoria e la percezione corporea.
I bambini di cinque anni, invece, sono stati coinvolti in attività più complesse, come la riproduzione di sequenze ritmiche, il riconoscimento di variazioni sonore e la partecipazione a semplici esecuzioni di gruppo mettendo in gioco attenzione, memoria e capacità di lavorare in modo cooperativo.
Un aspetto centrale del progetto è stato il valore inclusivo della musica: indipendentemente dalle abilità linguistiche o dalle differenze individuali, tutti i bambini hanno potuto partecipare e sentirsi parte del gruppo. La musica ha creato un ambiente accogliente e stimolante, in cui ciascuno ha potuto esprimersi liberamente, rafforzando l’autostima e il senso di appartenenza.
Un momento di restituzione condivisa ha concluso il percorso, durato un anno, durante il quale i bambini hanno potuto mostrare alle famiglie quanto appreso. Questo evento non ha avuto una finalità performativa, ma piuttosto celebrativa: un’occasione per valorizzare il processo educativo e rafforzare il legame tra scuola e famiglia.
L’importanza delle nostre scelte didattiche ha ricadute sui piccoli nella misura in cui queste rappresentano opportunità preziose di crescita, espressione e relazione e perché no.. di scoperta di talenti. Grazie ai più piccoli, alle famiglie che ci credono e che puntano con noi su una scuola di qualità e grazie ai tanti esperti che ogni giorno mettono in campo la loro professionalità al servizio di una scuola di comunità.




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